Il trading è redditizio?
Cosa dicono davvero i numeri
La domanda ha una risposta con dei numeri dietro, e i numeri vengono da studi con accesso ai conti reali di intere borse.
Non sono incoraggianti, e non sono nemmeno una condanna. Dicono una cosa precisa: è raro e richiede molto più tempo di quanto si racconti, e quasi tutto quello che separa i due gruppi si può imparare.
Le cifre
Quattro studi, tutti con accesso a dati veri e non a sondaggi.
I day trader brasiliani sui futures
Chague, De-Losso e Giovannetti hanno seguito 1.551 persone che hanno cominciato a fare day trading sui futures. Dopo trecento giorni di attività, circa il tre per cento guadagnava qualcosa. Il dato riguarda chi ha insistito trecento giorni, non chi ha provato una settimana.
Tutta la popolazione di day trader di Taiwan
Barber, Lee, Liu e Odean hanno guardato ogni day trader della borsa taiwanese su diversi anni. Meno dell’uno per cento risultava costantemente in utile. L’esperienza migliorava i risultati, ma lentamente e per una minoranza.
Gli investitori al dettaglio americani
Barber e Odean, su decine di migliaia di conti, hanno trovato che i più attivi sottoperformavano il mercato di diversi punti percentuali l’anno, quasi interamente per i costi. Chi operava meno faceva meglio.
La costanza è il punto chiave
Tutti questi studi misurano la costanza, non un buon trimestre. Chiunque può avere un mese positivo, e infatti molti ce l’hanno. La percentuale crolla quando si guarda chi resta in utile su anni.
| Studio | Cosa è stato misurato | Risultato |
|---|---|---|
| Chague e altri (2020) | 1.551 day trader brasiliani, 300 giorni | Circa il 3 % ha guadagnato |
| Chague e altri (2020) | Stesso gruppo, soglia di reddito | Circa l’1,1 % sopra uno stipendio da banca |
| Barber e altri | Tutti i day trader della borsa di Taiwan | Meno dell’1 % costantemente in utile |
| Barber e Odean | Decine di migliaia di conti americani | I più attivi sottoperformano di diversi punti l’anno |
Sono dati di conti reali di intere borse, non dichiarazioni volontarie.
Perché la maggioranza perde
Cinque cause, tutte misurate, e nessuna riguarda il non saper leggere un grafico.
Operare troppo
La causa più documentata. Ogni operazione costa, e sopra una certa frequenza i costi superano qualsiasi vantaggio realistico. Nei dati americani, il gruppo più attivo era anche il peggiore.
L’eccesso di fiducia
Ogni operazione che va bene viene letta come una conferma di capacità, e quella lettura alza la frequenza. Barber e Odean hanno misurato questo legame direttamente: più fiducia, più operazioni, risultati peggiori.
L’effetto di disposizione
Tagliare gli utili e tenere le perdite. Peggiora il rapporto tra guadagno medio e perdita media da entrambi i lati, ed è sufficiente a rendere negativo un metodo che sarebbe stato positivo.
L’aumento di size dopo una perdita
Il modo più rapido di trasformare una serie negativa normale in un conto azzerato. Il meccanismo sta qui, ed è lo stesso che si osserva nei gestori professionisti in ritardo in classifica.
Capitale insufficiente per sopravvivere alla varianza
Con un conto troppo piccolo, la size corretta è zero contratti. Chi opera lo stesso rischia percentuali che non permettono di attraversare una serie di otto perdite, e quella serie arriva a tutti.
Il problema dei costi
La causa più banale e la più sottovalutata, perché non si vede da nessuna parte.
Si pagano su ogni operazione, vincente o perdente
Circa due dollari e mezzo per giro completo su un Micro Nasdaq, tra commissione e spread. Non dipendono da come va l’operazione: sono una tassa fissa sull’attività.
Cosa fa la frequenza a quel numero
Venti operazioni al giorno sono cinquanta dollari, cioè circa mille dollari al mese. Su un conto da cinquemila sono il venti per cento all’anno di costo fisso, prima di qualsiasi risultato. Nessun vantaggio realistico regge quel peso.
Perché è la ragione nascosta delle statistiche
Perché molti trader hanno un vantaggio lordo leggermente positivo e un risultato netto negativo. Non stanno sbagliando le previsioni: stanno pagando più di quanto guadagnano. È anche il motivo per cui nei dati chi opera meno fa meglio.
L’implicazione pratica
Che il modo più affidabile di migliorare i risultati non è trovare un setup migliore, è dimezzare il numero di operazioni. Nessuno vende corsi su questo, perché è gratis e richiede due settimane di conteggio. Il conto completo sta qui.
Cosa ha la minoranza in utile
Gli studi che separano i due gruppi trovano regolarmente le stesse quattro caratteristiche.
Frequenza bassa rispetto ai loro pari
Non operano ogni giorno e non prendono ogni occasione. È la differenza più costante di tutte e anche la più facile da copiare.
Sopravvivere abbastanza da accumulare esperienza
Nei dati di Taiwan il miglioramento con l’esperienza esiste, ma serve restare in gioco abbastanza a lungo perché si manifesti. La maggioranza si azzera prima di arrivarci, il che significa che la gestione del rischio viene prima della bravura.
Size costante
Nessun aumento dopo una perdita, nessuna euforia dopo una serie positiva. È la caratteristica che rende i risultati leggibili e che impedisce alla giornata peggiore di cancellare il mese.
Un approccio definito, applicato ripetutamente
Non un metodo segreto: un metodo scritto e applicato uguale per centinaia di operazioni. La ripetizione è quello che permette di sapere se funziona.
La parte scomoda
Nessuna di queste quattro riguarda l’intuito o il talento. Sono tutte disciplina, e tutte si possono imparare, e proprio per questo è difficile accettare che la maggior parte delle persone non le applichi.
Come è fatto un rendimento realistico
Il confronto più utile e quello che non viene mai fatto.
Il paragone che nessuno fa
I migliori fondi del mondo, con squadre di analisti e costi bassissimi, hanno storicamente fatto tra il venti e il trenta per cento annuo composto su periodi lunghi, e sono casi eccezionali. Qualsiasi promessa che supera quel numero sta dicendo di battere i migliori risultati documentati della storia della finanza.
Come è fatto un buon anno per una persona competente
Da un dieci a un venti per cento sul capitale, con mesi negativi dentro. Non è eccitante e non si presta a nessuna pubblicità, ed è anche il motivo per cui questo numero non compare quasi mai.
Perché le promesse di capitalizzazione crollano
Il dieci per cento al mese capitalizzato è oltre il duecento per cento l’anno. Ripetuto per tre anni trasformerebbe diecimila euro in oltre trecentomila. Se fosse possibile con costanza, chi lo sa fare non venderebbe corsi.
L’inquadratura realistica
Il pareggio dopo i costi nel primo anno è un buon risultato, perché significa che il tuo vantaggio copre già commissioni, spread ed esecuzioni. Da lì, guadagnare diventa un problema di costanza e di size.
| Promessa | Annualizzato | Verifica |
|---|---|---|
| 10 % al mese | Circa il 213 % annuo | Nessuna istituzione lo regge |
| 5 % al mese | Circa l’80 % annuo | Supera i record dei migliori fondi nel tempo |
| 2 % al mese | Circa il 27 % annuo | Sarebbe un palmarès eccezionale su più anni |
| Pareggio dopo i costi | 0 % | Davanti alla maggior parte delle persone negli studi |
L’ultima riga sembra modesta ed è il risultato che, secondo i dati, batte quasi tutti.
Ci si può vivere?
Sì, e le condizioni sono aritmetiche prima che psicologiche.
Il fabbisogno di capitale
Se vuoi ricavare duemila euro al mese e un ottimo anno rende il quindici per cento sul capitale, ti servono circa centosessantamila euro investiti. Con ventimila euro dovresti fare il centoventi per cento annuo, che è fuori da qualsiasi statistica seria.
Perché il trading a tempo pieno sottocapitalizzato fallisce per costruzione
Perché ti obbliga a rendimenti impossibili, e per cercarli devi rischiare percentuali che non sopravvivono a una serie negativa normale. Non è una questione di bravura: l’aritmetica non lascia spazio.
Il problema del prelievo
Prelevare tutti i mesi impedisce al capitale di crescere e ti espone: nei mesi negativi il prelievo esce comunque, quindi il conto scende per due motivi insieme. Chi ci vive, di solito, ha altre entrate nei primi anni.
La sequenza che funziona davvero
Imparare mentre hai un reddito, arrivare in pari con soldi veri, costruire un campione su anni e solo dopo valutare il capitale necessario. La sequenza opposta, mollare il lavoro per imparare in fretta, è quella che produce le statistiche viste sopra.
Chi non dovrebbe cominciare
Cinque situazioni in cui la risposta onesta è no, o non adesso.
Con soldi di cui hai bisogno. Affitto, risparmi di emergenza, denaro preso in prestito. La pressione di doverli recuperare produce esattamente i comportamenti che fanno perdere.
Con una scadenza. Devo guadagnare tremila euro entro giugno è un vincolo incompatibile con un’attività il cui risultato mensile non si controlla.
Come piano per smettere di lavorare. I numeri sopra dicono cosa succede statisticamente. Come attività parallela che può diventare qualcosa, ha senso. Come via di uscita, no.
Se non sopporti l’incertezza. Anche un metodo valido produce serie di otto perdite. Chi ha bisogno di certezza in tempi brevi sta scegliendo l’attività sbagliata.
Se la spinta arriva da una pubblicità. Se sei qui per uno schermo pieno di profitti o per un video con una macchina, il tuo quadro di partenza è già quello sbagliato, e le prime perdite saranno ingestibili.
Come decidere per te
Le statistiche descrivono gli altri. Il tuo numero lo ricavi in un modo solo.
Fai cento operazioni con una regola
Un solo setup, una sola size, annotate prima di conoscere l’esito, in simulazione con costi veri. È l’unico esperimento che parla di te e non di una popolazione.
Controlla quattro cose in quel diario
Percentuale di operazioni dentro la regola, numero di stop spostati, durata media in utile contro durata media in perdita, e giorni in cui ti sei fermato al limite. Questi quattro numeri predicono il tuo risultato meglio del risultato stesso.
Interpreta l’esito onestamente
Se gli stop spostati non sono zero, non hai ancora un campione: hai un’abitudine da correggere, e la buona notizia è che è correggibile. Se sono zero e il rapporto tra guadagno medio e perdita media è decente, hai qualcosa su cui lavorare.
L’inquadratura che ti serve di più
Il trading come un’abilità con un tasso di successo basso e un percorso lungo, non come un reddito con una data di inizio. Chi comincia con questa aspettativa è anche quello che sopravvive abbastanza da scoprire se fa parte della minoranza. Il piano dei sei mesi sta qui.
Domande frequenti
Il trading è davvero redditizio?
Per una minoranza piccola. Nello studio brasiliano sui futures circa il tre per cento guadagnava dopo trecento giorni, e circa l’uno per cento sopra uno stipendio da impiegato di banca. Nei dati di Taiwan meno dell’uno per cento risultava costantemente in utile.
Che percentuale di trader perde soldi?
Negli studi su conti reali la maggioranza netta perde: circa il novantasette per cento nel campione brasiliano dopo trecento giorni. Va letta come una percentuale sulla costanza, non su un singolo mese: mesi positivi ne hanno molti, ma pochi restano in utile su anni.
Perché la maggior parte dei trader fallisce?
Cinque cause misurate: operare troppo, eccesso di fiducia, tagliare gli utili tenendo le perdite, aumentare la size dopo una perdita, e capitale insufficiente per attraversare una serie negativa normale. Nessuna riguarda la lettura del grafico.
Quale rendimento è realistico aspettarsi dal trading?
Un buon anno per una persona competente sta tra il dieci e il venti per cento sul capitale, con mesi negativi dentro. I migliori fondi della storia hanno fatto tra il venti e il trenta per cento composto su periodi lunghi, quindi qualunque promessa superiore sta dicendo di batterli.
Si può vivere di day trading?
È possibile ma richiede capitale: per ricavare duemila euro al mese con un ottimo quindici per cento annuo servono circa centosessantamila euro. Con un conto piccolo l’aritmetica obbliga a rendimenti impossibili e a rischi che non sopravvivono a una serie negativa.
Come faccio a sapere se il trading fa per me?
Con cento operazioni annotate prima di conoscere l’esito, un solo setup e una sola size, in simulazione con costi veri. Poi guardi quattro numeri: operazioni dentro la regola, stop spostati, durata media in utile contro perdita, e giorni chiusi al limite.
Fonti
- Chague, De-Losso e Giovannetti, Day Trading for a Living? (2020): le cifre del 3 % e dell’1,1 %.
- Barber, Lee, Liu e Odean, Do Day Traders Rationally Learn About Their Ability?: lo studio sulla popolazione taiwanese.
- Barber e Odean, Trading Is Hazardous to Your Wealth: rotazione e sottoperformance.
- Barber e Odean, Boys Will Be Boys: eccesso di fiducia, volume e rendimenti.
- Consob, investor education: studi e avvertenze sul trading speculativo al dettaglio.
Il tasso di base parla degli altri. Ricava il tuo
Round da tre minuti con costi veri, un taglio e nessun ripristino. Cento decisioni annotate dicono più di qualsiasi statistica.
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